Ci vogliamo provare?

Sono 4400 gli atleti con disabilità fisiche, sensoriali e psichiche che stanno gareggiando alle Paralimpiadi di Tokyo 2021. Gli italiani ammessi ai Giochi sono 113, 61 donne e 52 uomini, che sfidano il mondo in 16 discipline.

Finora – le Paralimpiadi finiranno il 5 settembre – il medagliere azzurro si arricchisce ogni giorno di più: a oggi sono 48, già più del record di Rio 2016 (39 medaglie), 48 imprese che mantengono l’Italia al nono posto mondiale.

Tra le discipline dove siamo più forti, il nuoto, sia individuale che staffetta, il ciclismo e la scherma. C’è l’incredibile Carlotta Gilli, 20 anni, che ha vinto 5 medaglie in 5 gare: 2 ori (200 m misti e a farfalla), 2 argenti e 1 bronzo. C’è Bebe Vio (che insieme al nuotatore Federico Morlacchi è stata la porta bandiera della squadra di atleti italiana) che ha conquistato il suo secondo oro nel fioretto. La ventiquattrenne veneta ha stupito ancora una volta per il suo coraggio: ad aprile per un’infezione di stafilococco ha rischiato di morire o di dover affrontare un’altra amputazione. Ma come dice lei, con grande autoironia «qui non c’è più molto da tagliare».

Così ha scritto sul suo profilo Instagram dopo l’oro nel fioretto: «Se qualche settimana fa mi avessero detto “A Tokyo vincerai due medaglie” mi sarei messa a ridere. Per quanto ero messa male consideravo già un miracolo arrivarci a Tokyo. Ma volevo arrivarci. E poi avevo anche avuto l’onore di essere nominata porta bandiera per la nostra Nazionale. Allora dovevo arrivarci a tutti i costi. Venivo da un anno di alti e bassi. Il grave infortunio al gomito a settembre dell’anno scorso dolorosissimo. I lunghi mesi di riabilitazione. Finalmente stavo meglio. Poi a inizio anno il crollo: infezione da stafilococco aureo. Un altro maledetto batterio, dopo il meningococco di tanti anni fa. Ero messa proprio male e quando mi hanno detto “se l’infezione è arrivata all’osso dobbiamo amputare l’arto” mi è crollato il mondo addosso. Basta amputazioni! Non mi è rimasto più molto da tagliare. Poi l’operazione, l’infezione debellata, le settimane chiusa in ospedale e quando siamo usciti mancavano 119 giorni alla Paralimpiade».

«”Non ce la farete mai” ci hanno detto. “Ci vogliamo provare?” ci siamo chiesti. Passione, coesione, lavoro, fatica. Così in pochi mesi siamo riusciti a conquistarci un oro e un argento». E conclude «Cos’è l’impossibile? Mi hanno salvata le persone. Ed è a loro che devo queste vittorie».

Coraggio, gratitudine, amore. Tre qualità meravigliose in una giovane donna che non si dà mai per vinta, che riesce a essere grata nonostante la vita le abbia riservato dolori e ostacoli quasi impossibili da superare. «Il 97 per cento delle persone colpite da meningococco non ce la fa, io come posso non essere felice di aver pescato il 3 per cento buono?».

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