Il fallimento delle Regioni

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L’Italia si è sempre vantata di avere uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, ma il covid ha sottolineato i limiti del decentramento. Evidenti soprattutto in Lombardia, dove le istituzioni hanno puntato sul privato accreditato a scapito del pubblico e del territorio. 

L’Italia si è sempre vantata di avere uno dei sistemi sanitari migliori al mondo. Ma la pandemia ha messo in luce tutti i limiti di un modello decentrato, previsto dalle riforme apportate a partire dagli anni Novanta e sancite nel 2001 dalla modifica del titolo V della Costituzione, che ha attribuito alle Regioni il compito di assicurare i servizi di assistenza sanitaria e ospedaliera, lasciando allo Stato centrale solo l’obbligo di fornire indicazioni generali. In caso di emergenze diventa, però, molto complesso districarsi fra le competenze delle varie istituzioni. Nel febbraio dello scorso anno, allo scoppio dei primi focolai di covid, in Lombardia sono state prese decisioni che si sono poi rivelate errate, come non far scattare subito la zona rossa nel Bergamasco, dirottare i malati dagli ospedali alle Rsa, eseguire pochi tamponi. Inoltre, sono emerse le criticità di un sistema che mette sullo stesso piano strutture private convenzionate e strutture pubbliche, a discapito di queste ultime,  sulle quali gravano carenze di personale, macchinari, medici, dispositivi di protezione.

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Katia Del Savio

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