Vogliamo città a misura d’uomo

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Gli spazi urbani devono cambiare volto. E mettere al centro le persone, l’ambiente, il benessere collettivo, diventando luoghi in cui ricostruire il senso di comunità. Una trasformazione possibile, che tocca anche a noi attuare.

«Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra», scriveva Italo Calvino ne Le città invisibili. La città come luogo da interpretare e non solo da vivere affascina da sempre studiosi e letterati. E continua, ancora oggi, a essere non solo uno spazio di sogni e di emozioni, ma anche di vita e di relazioni. Non solo contenitore di abitanti e di attività, ma piccolo mondo fatto di persone, famiglie, lavoro, economie e interazioni. E questo mondo ha un effetto sulle nostre vite, più di quanto possiamo immaginare: non solo influenza il nostro stato fisico e mentale, ma gioca un ruolo chiave nei nostri comportamenti sociali. Un interessante articolo della docente Ludovica Scarpa, pubblicato nel 2018 sul sito dell’Università Iuav di Venezia, racconta che la capacità di provare fiducia negli altri, come indicatore del grado di sicurezza del singolo, è diminuita e spiega che «la società diventa anonima, in spazi anonimi che rendono anonimi, in cui i contatti umani sono casuali e occasionali, per cui sviluppare la fiducia è più difficile.

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Luisa Pozzar

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