«C’è sempre una speranza»

Agf

George Clooney è interprete, regista e produttore del film The Midnight Sky. La saga racconta le angosce e le paure del nostro tempo lasciando, però, sempre, una luce sul futuro.

Così non l’avevamo mai visto. Folta barba fluente, più bianca che grigia. Capelli sale e pepe corti, quasi rasati. Sguardo febbrile. Il corpo infagottato in un giaccone con cappuccio e pelliccia. Una sorta di sopravvissuto, un naufrago della vita. Nulla a che vedere con il ladro azzimato di Ocean’s Eleven o l’elegante farabutto di Out of sight. Né col fascinoso pediatra della serie E.R. o con l’avventuriero dal cuore d’oro impersonato in tante storie d’azione (The peacemaker, Syriana, Three kings) e neppure con quel suo personaggio impegnato di film a sfondo sociale come Michael Clayton, Le idi di marzo, Money Monster. Alla vigilia dei sessant’anni (li compirà il prossimo 6 maggio) e dopo due Oscar e una carriera costellata di successi, George Clooney ha sentito il bisogno di mettere da parte il suo status di sex symbol per narrare una vicenda che riflettesse angosce e paure con cui abbiamo imparato a convivere ai tempi della pandemia. Una storia aspra, quasi disperata, un mix tra fantasy e disaster movie che lascia, però, in fondo uno spiraglio di speranza. Per il protagonista e per l’umanità intera. The Midnight Sky, la pellicola di cui Clooney è non solo regista e interprete ma anche produttore, rappresenta perfino qualcosa che va oltre: una riflessione profonda sul sentimento della paternità (il bel George, sposato dal 2014 con l’altrettanto bella avvocatessa londinese Amal Alamuddin, è infatti oggi papà di due gemelli di tre anni e mezzo, Ella e Alexander). Un pensiero di valenza universale piaciuto al pubblico che, non potendo accorrere nelle sale, ha fatto registrare il record di visualizzazioni sulla piattaforma Netflix, un successo determinato dal passaparola che prosegue.

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Maurizio Turrioni

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