Centotrent’anni senza Van Gogh

L’immensa popolarità della pittura di Vincent Van Gogh compie 130 anni. Fu, infatti, soltanto dopo il suo suicidio, il 29 luglio 1890, che il suo genio venne riconosciuto: un successo immediato e clamoroso, che continua ancora e si è trasformato in mito planetario. L’artista morì a 37 anni dopo un’esistenza tormentata, infelice, ravvivata soltanto da una totale passione per l’arte che, lontana da ogni scuola, nasceva anche da una sofferenza psicologica profonda. La drammatica malattia lo portò più volte in manicomio, ma gli diede un’idea della pittura travolgente e ossessiva che ancora commuove il mondo. Vincent, nato nel 1853 a Zundert, nei Paesi Bassi, condusse una vita povera, rischiarata soltanto dall’affetto e dalla stima di suo fratello Theo che sempre lo incoraggiò e credette nel suo talento. In vita, i suoi quadri non ebbero mercato, ma quando, nel 1901, 71 suoi dipinti furono esposti a Parigi, alla presenza di sua madre in lacrime per la perdita dell’adorato figlio e per il dolore di averlo tradito gettando via casse piene di opere invendute, la fama di Van Gogh esplose come un incendio che travolse critici, pubblico, galleristi. Cifre colossali vennero offerte per uno dei suoi quadri più celebri, Girasoli, dipinto due anni prima della morte: l’opera è stata poi venduta all’asta nel 1987 per 23 milioni di sterline, il prezzo più alto mai pagato allora per un quadro.

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Tina Lepri

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