L’eredità di una rivoluzione

Nel centenario della nascita di Fidel Castro, Cuba celebra il suo storico leader, il cui lascito continua a dividere storici e opinione pubblica, dato che oggi l’isola attraversa una grave crisi economica.
Fidel Castro ha cent’anni. Il 13 agosto 2026 Cuba celebra l’anniversario della nascita dell’uomo che più di ogni altro ha segnato la storia dell’isola nel Novecento e anche oltre. Terzogenito dei sette figli di un proprietario terriero e di una madre di origini spagnole, Fidel raccontò in un’autobiografia che uno dei suoi primi ricordi è suo padre accanto a un tamarindo centenario. «Questo mi fa intuire la comunione che può esistere tra un uomo e ciò che lo circonda», scrisse nelle sue memorie Castro, che, dopo gli studi dai gesuiti, lo sport, i corsi universitari, divenne protagonista delle rivolte studentesche, scelse l’attivismo politico e il marxismo, fino a diventare il leader della rivoluzione che portò alla caduta del dittatore filoamericano Fulgencio Batista. Nel 1959, non ancora trentacinquenne, assunse la guida di Cuba, risultando una figura di spicco nello scenario internazionale, in cui soffiavano i venti della Guerra Fredda. Dopo un lento declino fisico (la sua morte fu più volte annunciata e poi smentita), Castro uscì di scena definitivamente nel 2016, tre mesi dopo il suo novantesimo compleanno.
Il governo guidato da Miguel Díaz-Canel ha proclamato il 2026 Anno del Centenario del Comandante in Capo, con un ricco calendario di iniziative politiche, culturali e commemorative.
La figura di Castro continua, però, a dividere storici, osservatori e opinione pubblica. Per milioni di cubani e per una parte della sinistra internazionale rappresenta il simbolo dell’indipendenza nazionale, della resistenza all’egemonia degli Stati Uniti e della costruzione di uno Stato capace di garantire istruzione e sanità universali. Per i critici resta, invece, il protagonista di un sistema autoritario che ha limitato il pluralismo politico, represso il dissenso e prodotto un modello economico incapace di assicurare benessere e sviluppo duraturi.
Dopo aver rovesciato nel 1959 la dittatura di Batista, Fidel trasformò rapidamente l’isola in uno Stato socialista, nazionalizzando industrie e grandi proprietà, avvicinandosi all’Unione Sovietica e entrando in conflitto con Washington.
Da allora l’embargo economico statunitense, progressivamente inasprito nel corso dei decenni, è diventato uno dei principali fattori che, insieme ai limiti del modello centralizzato adottato dal governo, hanno profondamente influenzato l’economia cubana. Per molti anni il sostegno economico sovietico consentì al sistema di reggere. Il crollo dell’Urss portò carenze alimentari, crisi energetica, crescente impoverimento della popolazione.
Sebbene negli anni Duemila il supporto del Venezuela di Hugo Chavez abbia attenuato alcune delle difficoltà, le fragilità strutturali del Paese non sono mai state completamente superate.
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di Roberto Zichittella


