La voce di Hind Rajab

Il film narra la storia drammatica di una bambina palestinese uccisa a Gaza.
Leone d’argento alla Mostra di Venezia, il film della regista tunisina Kaouther Ben Hania è stato uno choc per pubblico e spettatori del festival: 24 interminabili minuti di applausi e standing ovation alla fine della proiezione ufficiale. Anche se Hind Rajab, bimba palestinese di cinque anni, protagonista della storia, non ha potuto ascoltarli: è morta nell’inferno di Gaza il 29 gennaio 2024. La voce attorno alla quale si svolge la pellicola è, infatti, quella reale di una bambina poi morta intrappolata, assieme ai corpi senza vita di zii e cugini, in un’auto crivellata di colpi da un carrarmato israeliano. Il racconto, fiabesco nella sua atrocità, di un omicidio perpetrato in diretta, mentre gli operatori della Mezzaluna Rossa (equivalente islamico della nostra Croce Rossa) tenevano al telefono la bimba cercando di confortarla e di mantenerla in vita, in attesa dei soccorsi. «Quando ho chiesto di poter ascoltare la registrazione completa, c’è voluto da parte loro un vero e proprio atto di fiducia», racconta Ben Hania. «Sono più di settanta minuti di attesa, di paura, di espedienti per resistere. È stata una delle cose più difficili che abbia mai ascoltato. All’inizio, non ero certa di usare la vera voce della piccola. Poi ho sentito che parlava a me e diceva: “Salvami, salvami”. Sono stata colpita da un’ondata travolgente di impotenza e di dolore. La voce di Hind è diventata qualcosa di più della supplica disperata di una bambina. Sembrava la voce stessa di Gaza, che invocava aiuto nel vuoto». L’invocazione, infatti, risultò vana: gli operatori dovettero superare terribili ostacoli burocratici per mandare un’ambulanza e quando il mezzo arrivò fu tardi. Anzi, venne a sua volta attaccato e i due operatori a bordo furono uccisi.
Il seguito sulla rivista.
di Maurizio Turrioni


