Il Buen camino di Checco Zalone

In questo film il comico percorre il Cammino di Santiago, tra imprevisti, difficoltà, riflessioni.
Al cinema, è l’italiano col maggior successo di sempre: 220 milioni di euro incassati. Più dei cinepanettoni prodotti da Aurelio De Laurentiis. E più di un fuoriclasse come Roberto Benigni, che pure può vantare due Oscar vinti con La vita è bella.
Questo per far capire l’unicità di Checco Zalone, rivelatosi grazie a milioni di visualizzazioni sul web e alla popolarità televisiva, ma poi cresciuto sul grande schermo in virtù dei suoi personaggi surreali e agrodolci. Il cantante pugliese in cerca di successo a Milano (sorta di autobiografia) di Cado dalle nubi. In Che bella giornata, ancora un pugliese trapiantato a Milano che sogna di fare il carabiniere, ma diviene addetto alla sicurezza del Duomo, innamorandosi di una bella ragazza che è in realtà un’aspirante terrorista. È stata poi la volta del padre cialtrone, ma dal cuore d’oro di Sole a catinelle, seguìto dal Checco costretto a girare il mondo per difendere l’impiego pubblico in Quo Vado? (nove milioni e 200 mila biglietti, record italiano). Un film, questo, ecologista e anti-razzista, pur dietro le spassose gag, con cui Zalone ha mostrato una crescita verso temi più impegnativi, poi confermata dalla quinta pellicola, Tolo Tolo, la prima che l’ha visto pure in veste di regista: la tragicomica odissea di un italiano, scappato in Africa per fuggire fisco e creditori, che rientra in Italia da immigrato clandestino sperimentando così, in chiave farsesca, tutte le atrocità narrate dalla cronaca. Dopo anni di silenzio durante la pandemia (nel lockdown ha comunque prodotto due brani video, L’immunità di gregge con Virginia Raffaele e La vacinada col premio Oscar Helen Mirren, assai popolari), lecito aspettarsi da lui ancora di più.
Il seguito sulla rivista.
di Maurizio Turrioni


