Lilli Gruber la regina dei talk show

«Ho da sempre un unico obiettivo, fare del buon giornalismo: critico, attinente ai fatti, senza propaganda. Chi mi rimprovera di essere troppo critica con il governo non capisce che il giornalismo deve essere critico con tutti»
È stata la prima vera anchor woman in Italia. Giornalista attenta e preparata, capace di affrontare ogni sera i temi più caldi della politica interna, della cronaca, dell’attualità internazionale riunendo attorno allo stesso tavolo perfino le opinioni più accese e contrapposte. Per dire: da una parte Tomaso Montanari, storico dell’arte nonché rettore illuminato dell’Università per stranieri di Siena, o Massimo Cacciari, filosofo progressista ed ex sindaco di Venezia; dall’altra Italo Bocchino, direttore del Secolo d’Italia nonché portavoce della destra al potere, o Gianfranco Fini, ex presidente di Alleanza nazionale ed ex ministro, considerato il padre politico dell’attuale premier Giorgia Meloni. È dal 2008 che Lilli Gruber conduce Otto e mezzo, talk show politico che apre le serate televisive di La7. E lo fa con ferma gentilezza unita a una meritata autorevolezza: di fronte a lei che stimola e modera, gli ospiti fanno spesso scintille senza mai dimenticare l’obiettivo, che è quello di approfondire e far comprendere le differenti posizioni allo spettatore a casa. Con un paio di note di merito. Prima di tutto, Il punto di Paolo Pagliaro, che ogni sera orienta i riflettori su un problema facendoci pensare. E poi la presenza in studio, quasi costante, di Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista di geopolitica Limes: uno dei pochi costantemente aggiornato sui fatti internazionali, in grado di spiegare la reale portata e i risvolti sia dei grandi eventi sia di manovre diplomatiche sotterranee. Con questi ingredienti, abilmente mixati in una ricetta ormai collaudata, la dolce ma ferrea Lilli calamita ogni sera due milioni di attenti telespettatori (con uno share che oscilla attorno al 9 per cento), riuscendo, soprattutto, a fare opinione nel Paese. Tanto da far dire con orgoglio al suo editore Urbano Cairo, patron di La7, che oggi è la sua rete a fare vero servizio pubblico piuttosto che la Rai.
E pensare che, per fare ciò che Gruber considera una vocazione, diciassette anni fa dovette andar via dalla Rai. Lei che era stata la prima donna a condurre un telegiornale in prima serata: era il 1988 e il suo successo, sancito dal gradimento del pubblico, la portò in pochi anni dal Tg2 al Tg1, fino a diventare il volto simbolo del giornalismo televisivo. «Sono passati anni, è storia vecchia», sorride Lilli, diminutivo di Dietlinde, nata a Bolzano il 19 aprile 1957, laurea in lingue e letterature straniere all’università veneziana Ca’ Foscari, europarlamentare dal 2004 al 2008, prima di dimettersi per passare a La7. «Ho da sempre un unico obiettivo, fare del buon giornalismo: critico, attinente ai fatti, forte di analisi accurate, ma senza propaganda. Chi mi rimprovera di essere troppo critica con la destra al governo non capisce che il giornalismo è critico con tutti o non è. Chi è al governo ha l’obbligo di rendere conto del suo operato. Io faccio la giornalista, non la politica. La mia parte resta sempre la stessa: quella della Costituzione, dei valori democratici, della correttezza professionale».
Il seguito sulla rivista.
di Maurizio Turrioni


