Il Vangelo secondo Trump

Con l’ascesa del presidente, la religione diventa uno strumento di potere, un culto politico che piega il cristianesimo a fini conservatori, populisti e nazionalisti.
L’immagine iconica l’abbiamo vista tutti. Donald Trump a gambe aperte e col volto in avanti, proteso nell’ascolto di Volodymyr Zelens’kyj che, gesticolando, pare stia spiegando qualcosa. Sullo sfondo un cardinale intento a posizionare una sedia. È il 26 aprile 2025 e il luogo dell’incontro inaspettato è la Basilica di San Pietro, il cuore del cattolicesimo, dove i due presidenti sono arrivati per tributare l’ultimo saluto a papa Francesco. Tra le molte foto del funerale, questa è destinata a rimanere nella memoria. È tanto più significativa se si considera il rapporto del tycoon con la religione cattolica e il ruolo che questo ha giocato nella sua rielezione lo scorso novembre. Con la morte di Bergoglio, poi, tale relazione è andata a modificarsi ulteriormente: non ci si può accontentare di liquidarla come una reazione ostile del clero e del laicato militante conservatore americano nei confronti del pontificato di Francesco. Come osserva Massimo Faggioli, professore di Teologia e studi religiosi alla Villanova University di Philadelphia, «in America c’è ancora un desiderio di spiritualità, di comunità e di Dio che viene soddisfatto in modi nuovi. Il movimento populista di Trump è una risposta – semplicistica, violenta e vendicativa quanto si vuole – non solo alle incertezze economiche e sociali, ma anche alla ricerca di senso che emerge da un ordine del mondo, anche religioso, visibilmente in crisi profonda. Negli Stati Uniti c’è chi vede in Trump un messia e chi un anticristo. Non è del tutto una novità, ma il presidente si presenta come un salvatore nazionalista ed esclusivista, assoggettando così, in modo pericoloso, una certa idea di Dio a un progetto politico. Si tratta di una situazione inedita per gli Stati Uniti perché non ci troviamo dinanzi a un cambiamento di governo, ma di regime: una transizione verso un sistema autoritario in cui il presidente e il governo fanno ciò che vogliono senza rendere conto a nessuno, rifiutandosi di obbedire perfino alle sentenze della Corte costituzionale. Trump non riconosce un limite nel sistema costituzionale, perché si sente investito da un’autorità più alta».
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di Marta Perrini


