Sogno o son desto? Il nostro 2025

Chissà se, al termine del Giubileo che papa Francesco ha voluto dedicare alla speranza, si sarà riusciti davvero a realizzare i tre segni concreti che lui stesso ha indicato nel messaggio per la 58ª Giornata della pace, dedicata al tema «Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace». Il testo contiene le richieste da attuare nel prossimo anno. Ricordando che il suono del yobel, il corno con cui nell’antichità si annunciava l’Anno santo, è stato sostituito dal «grido disperato d’aiuto» di un’ampia fetta dell’umanità che vive nel bisogno, il Pontefice ha auspicato che si possa annullare o almeno fortemente diminuire il debito dei Paesi poveri verso quelli ricchi. Un debito economico cui, nel tempo, si è aggiunto anche un debito ecologico, visto che sono i Paesi più fragili a pagare il costo dei consumi e dell’irresponsabilità di quelli più potenti. Poi l’abolizione della pena di morte, per ridare dignità alla vita dal suo concepimento alla sua fine. E ancora, la creazione di un «Fondo mondiale che elimini definitivamente la fame e faciliti nei Paesi più poveri attività educative e volte a promuovere lo sviluppo sostenibile, contrastando il cambiamento climatico» messo in piedi con «una percentuale fissa del denaro impiegato negli armamenti».
Il seguito sulla rivista.
di Annachiara Valle


