La santa bambina

Centovent’anni fa, il 6 luglio 1902, Maria Goretti, 11 anni, venne uccisa da un corteggiatore respinto. Lei lo perdonò e lui si convertì. Un miracolo del cuore per cui la piccola è stata canonizzata nel 1950.

La storia di santa Maria Goretti, uccisa esattamente 120 anni fa, il 6 luglio 1902, apparentemente non ha molto da insegnare. Quella di questa bambina sembra, infatti, una vicenda anacronistica. E, invece, la sua testimonianza e soprattutto la conversione che ha generato nel suo assassino sono importanti per conoscere appieno questa figura. 
Nata a Corinaldo, in provincia di Ancona, il 16 ottobre 1890, uccisa a soli undici anni da colui che diceva di amarla, Alessandro Serenelli, Maria è stata beatificata il 27 aprile 1947 e canonizzata sempre da Pio XII il 24 giugno 1950, alla presenza della mamma.
La bimba era la secondogenita di Luigi Goretti e Assunta Carlini, entrambi contadini, i quali successivamente emigrarono a Ferriere di Conca, frazione in provincia di Latina, nell’Agro Pontino, con i loro sei figli. Affabilità, generosità e purezza di cuore caratterizzavano l’indole della piccola Maria, sempre dedita alle faccende domestiche e alla cura dei fratelli più piccoli, mentre i genitori si adoperavano senza riposo nel massacrante lavoro dei campi. La fede, l’assiduità nella preghiera, specialmente quella del rosario, non vennero mai meno nella bambina neanche quando, all’età di dieci anni, subì la perdita del papà stroncato dalla malaria. La sofferenza non fiaccò la volontà di Maria. Anzi, da quel momento sentì di dover confortare la mamma rimasta sola a badare all’intera famiglia.
Le precarie condizioni economiche spinsero i Goretti ad associarsi nel lavoro alla famiglia Serenelli che abitava nella stessa cascina, impiegata anch’essa nei campi di proprietà del conte Lorenzo Mazzoleni. Mentre i Serenelli, padre e figlio, si dedicavano alla coltivazione e Assunta accudiva i bambini, Maria si occupava della vendita delle uova nella lontana Nettuno, della preparazione dei pasti per i contadini o del rammendo del vestiario.

Il seguito sulla rivista.

di Francesco Antonio Grana 

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