Bambini invisibili

Milioni di minori nel mondo non vengono iscritti all’anagrafe. Possono così essere più facilmente sfruttati e venduti come schiavi. Contro tutto ciò lotta la Comunità di Sant’Egidio, con progetti mirati alla registrazione dello stato civile.

Nel 2022 esistono ancora bambini invisibili? La risposta, affermativa e perciò drammatica, emerge da un prezioso rapporto pubblicato dalla Comunità di Sant’Egidio. Si intitola Nascere non basta (San Paolo edizioni) ed è anche il racconto di una piaga, quella della tratta dei minori, molto spesso ignorata. Nel suo saggio introduttivo, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità e ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione del governo Monti, riporta un dato inquietante: «Dei 125 milioni di bambini che ogni anno nascono nel mondo, un terzo non viene iscritto allo stato civile: una fascia della popolazione che, annualmente, vede perpetuata una sorte di esclusione». Circa il 70 per cento della popolazione mondiale, infatti, vive in Paesi con sistemi di stato civile incompleti o insufficienti. Tra i 166 milioni di minori sotto i cinque anni non registrati, 94 milioni vivono in Africa sub-sahariana e 65 nell’Asia meridionale e orientale. Africa e Asia sono, infatti, i continenti in cui il problema è più grave. Riccardi spiega che «questi bambini invisibili, che diventano minori venduti, piccoli schiavi adatti per ogni mestiere, anche i più rischiosi, compreso lo sfruttamento sessuale, ma anche la guerra, la manodopera a basso costo e di facile gestione, la fornitura di organi per i trapianti, i lavori domestici senza diritti e spesso senza retribuzione… 

Il seguito sulla rivista 

di Francesco Antonio Grana

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