Accordi di Abramo guerra o pace?

Donald Trump ha voluto sancire alla Casa Bianca la firma di una nuova intesa fra Israele e alcuni Paesi arabi, il cui denominatore comune è l’ostilità contro l’Iran. Grande assente la Palestina.

Fino all’agosto di quest’anno Israele aveva rapporti diplomatici solo con due Paesi arabi, Egitto e Giordania. La pace con l’Egitto risaliva al 1979, con gli accordi di Camp David, mentre la normalizzazione dei rapporti con la Giordania risale al 1994. Questa estate, nel giro di poche settimane, lo Stato ebraico ha firmato intese con altri due Paesi arabi, questa volta non vicini alla sua frontiera, prima gli Emirati Arabi Uniti e poi il Regno del Bahrein. L’operazione si è svolta con la regia del presidente americano Donald Trump, il quale ha presentato gli accordi come un grande successo, al punto da ritenersi candidato al Premio Nobel per la pace. Le intese, chiamate Accordi di Abramo, sono state siglate il 15 settembre nei giardini della Casa Bianca a Washington. Dietro l’enfasi di Trump, ansioso di portare a casa qualche successo in politica estera al termine del primo mandato presidenziale, in realtà c’è tanto fumo. Gli accordi con gli Emirati e il Bahrein non sanciscono alcuna pace perché nessuno dei due Paesi del Golfo era in guerra (o ha mai partecipato a un conflitto) contro Israele. Inoltre, più che annunciare nuovi scenari e svolte clamorose in Medio oriente, fotografano lo status quo, perché di fatto esisteva una sintonia fra Israele e vari Paesi del Golfo in chiave anti-iraniana.

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Roberto Zichittella

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