Il volto delle donne e la democrazia

Tenaci, impegnate,  coinvolte fino a perdere la vita, le donne ci insegnano l’arte del non voltarci dall’altra parte.

Ha il volto di una signora matura, segnato da rughe delicate ma ben visibili, affaticato e pensieroso. Volto che subisce le ingiurie degli anni, ma non si rassegna e tenta in qualche modo di ringiovanire con piccoli ritocchi. Ma si percepisce che non funziona. Anzi. È il volto della democrazia oggi, sotto attacco in molte parti del mondo. In Italia c’è persino chi la definisce «una creatura informe. Sfregiata da prassi truffaldine, da scelte che fingono rispetto delle regole e invece le aggirano, v’usano violenza», come scrive Michele Ainis. Per me la democrazia ha il volto, bello ma scomparso, di Zara Alvarez, assistente legale del gruppo per i diritti umani Karapatan, uccisa a Bacold, nelle Filippine centrali, la sera del 17 agosto. Zara, 39 anni, ha difeso per anni i diritti dei contadini nell’isola, dove poche famiglie potenti possiedono grandi estensioni di piantagioni di canna da zucchero. Quello di Alvarez è uno dei tanti omicidi di difensori dei diritti umani e attivisti nelle Filippine degli ultimi anni, da quando il presidente Rodrigo Duterte ha preso il potere. O, ancora, ha il volto di Svetlana Tikhanovskaya (costretta a fuggire in Lituania dopo le elezioni truccate in Bielorussia), che, con Maria Kolesnikova e Veronika Tsepkalo, è alla testa delle Donne in bianco che guidano la rivolta contro l’ultimo dittatore d’Europa, Alexander Lukashenko.

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Vittorio Sammarco

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