Siamo in cura non in guerra

Ascoltarsi, stare vicini gli uni agli altri, essere prossimi. Se non avremo imparato questo, rischiamo il virus dell’indifferenza.

Mi ha colpito la lettera di una nonna, alla soglia dei novanta anni, in cui parla delle sue due guerre, quella che visse sotto i bombardamenti nel 1942 e quella attuale del covid-19. Allora, spiega, c’era una paura «visibile», che ci faceva correre nei rifugi, oggi c’è una paura «invisibile» e silenziosa: «Non c’è il rumore della sirena, non ci sono le macerie, c’è un pericolo che non vedi, che si insinua nella tua vita, nella tua casa, arriva attraverso i tuoi cari, le persone che incontri, negli ambiente in cui ti trovi…». In questa lettera c’è tanta sofferenza per quella che è stata anche definita «la terza guerra mondiale». «Siamo in guerra» è d’altra parte la frase che arriva dagli amici, dai conoscenti, sui media, con uno strascico di sconforto e di paura.

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Mariapia Bonanate

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