La scoperta

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La pandemia ci ha svelato che non abbiamo tutto sotto controllo e per questo, secondo il filosofo Luigi Alici, dobbiamo allargare lo sguardo e attuare quella che lui chiama la «triplice riconciliazione».

«Al grande e selvaggio slancio delle prime settimane era succeduto un abbattimento che si avrebbe avuto torto di prendere per rassegnazione, ma che tuttavia era una sorta di provvisorio consenso. I nostri concittadini si erano messi al passo, si erano adattati, come si dice: non c’era modo di fare altrimenti. Avevano ancora, naturalmente, l’atteggiamento della sciagura e della sofferenza, ma non ne risentivano più l’aculeo». Non è il racconto di un paio di mesi fa, ma la penna felice di Albert Camus nel suo capolavoro La peste, pubblicato nel 1947. Eppure pare descriva l’«euforia» che ci ha colto a inizio lockdown con i flash-mob dai balconi, quando ci siamo sentiti tutti uniti nel far fronte alla pandemia, e anche l’apatia che ci ha investiti le settimane successive. Il numero dei morti e l’onda del contagio che crescevano sempre più, il senso d’impotenza, le difficoltà dello smart working, l’infiacchimento che ha pervaso chi, invece, avrebbe desiderato far tesoro di così tanto inaspettato tempo libero. Di colpo, nella nostra Italia senza banda larga, è diventata imprescindibile la connessione internet. «La rete è stata una compagna preziosa e nello stesso tempo pesante, a tratti insopportabile», riflette Luigi Alici, professore di Filosofia morale all’Università di Macerata.

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Marta Perrini

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