Da dove ripartire?

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Ogni crisi è anche occasione di trasformazione. Ecco quattro spunti per immaginare un’Italia migliore: solidarietà, educazione, economia, donne. Le iniziali formano la parola inglese seed, che, forse non a caso, significa seme.

Ripartire, ma per andare dove? Tra l’«andrà tutto bene» e «sarà un disastro sicuro» ci sono vie di mezzo possibili perché ogni crisi rappresenta un punto di svolta, un momento cruciale dal quale si può uscire (si spera) in un modo o nell’altro. Quattro cose da fare subito, ma con lo sguardo al medio e lungo periodo, per provare a immaginare un’Italia migliore domani. Sono solidarietà, educazione, economia, donne. Le iniziali compongono la parola seed. Che in inglese significa seme.

SOLIDARIETÀ (E SANITÀ)

L’emergenza ci ha scoperto vulnerabili, l’anticorpo possibile è quello della solidarietà. Parola di Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, autore del breve saggio Pandemia e fraternità (Piemme). Ci siamo scoperti fragili, mortali, «noi che pensavamo tutti di essere sempre più sani e più belli», osserva Paglia. E quindi? «Per uscire dalla malinconia strisciante del nostro deliro di onnipotenza frustrato, che ora diventa angoscia collettiva, esiste un modo più emozionante di uno stile sociale che punta tutte le risorse della comunità sulla scuola condivisa, sul lavoro condiviso, sulla cura condivisa?», si domanda Paglia. È un programma di cosa dobbiamo fare.

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Thomas Bendinelli

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