Il Pianeta: quale volto?

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Dove va il mondo attraversato dalla pandemia? Difficile dirlo, ma la crisi sanitaria è diventata subito una recessione economica inedita, con crollo globale sia dal lato della produzione che dei consumi. Sullo sfondo la tutt’altro che risolta emergenza climatica. Con effetti su migrazioni forzate, alimentazione, disuguaglianze. Una panoramica sui quattro angoli del globo per provare a immaginare alcune tendenze. Che il virus accelera.

Che il baricentro del pianeta si stesse spostando verso Oriente lo si sapeva da tempo e un numero è sufficiente a ricordarcelo: vent’anni fa il Pil cinese valeva la metà di quello tedesco, oggi vale quattro volte tanto. Potremmo estendere il confronto agli altri Paesi del Sud Est asiatico – secondo qualcuno un modo diverso di chiamare la Cina, tanto stretti sono i legami economici, commerciali, culturali – e soprattutto alla Corea del Sud. Lì, in Cina e poi in Corea, dove il coronavirus è partito e dove tutto sembrava crollare all’improvviso, la risposta al virus è stata potente. La Cina blindando Wuhan, la Corea controllando ogni possibile focolaio con app e tecnologia. Non si può fare, è stato detto in Occidente, poi li abbiamo seguiti tardi e peggio. Per questo l’Economist, il settimanale culto dell’economia e della finanza, ha potuto titolare a metà aprile «Is China winning?», ovvero «La Cina sta vincendo?». All’inizio della crisi la Cina ha sbagliato molto, ha omesso informazioni, è partita in ritardo. Poi ha imparato dai suoi errori e oggi è vista come modello. Per la gestione del virus, non certo come regime politico. Dallo scontro commerciale con gli Stati Uniti ha imparato soprattutto a fidarsi meno dell’export e a dare più fiducia al mercato interno. Che è anche una necessità per il regime, che si basa sullo scambio implicito di mancanza di libertà da una parte e forte crescita dall’altra (ora messa a rischio dalla crisi del coronavirus).

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Thomas Bendinelli

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