Alexa, ti voglio bene ma anche no…

Siamo chiusi in casa con la tecnologia che, a volte, può persino tentare di simulare, senza riuscirci, gli affetti che tanto ci mancano.

Chiusi in casa per settimane, ogni piccolo rumore sembra conosciuto, come i «più familiari», di manzoniana memoria. Ma a quella voce un po’ metallica e asettica, ormai fedele amica di un mio “coabitante”, proprio non sono riuscito a farci l’abitudine. Figuriamoci a dirle l’8 marzo: «Alexa, buona Festa della donna!»: mi sarei vergognato come un ladro! Eppure, le parole che non dico, né ora né mai (lo giuro!), sono quelle che mi suggerisce l’aggiornamento delle richieste che mi arriva di tanto in tanto per e-mail da Amazon. «Alexa, leggi I pilastri della terra», se lo sapesse il povero Ken Follett! Ma può starci. «Alexa, che ore sono a Tokyo?» e poi posso ancora accettare: «Alexa, aggiungi “Banane” alla mia Lista della spesa» (ma perché in maiuscolo?); «Alexa, spegni la luce», o «Alexa, oggi pioverà?». Ma «Alexa, impara la mia voce», non dovrebbe averlo già fatto?, o «Alexa, ho degli appuntamenti domani?» (un po’ più precisa, no?, sai com’è…); o «Alexa, riproduci suoni della natura» (sì, magari un ruscello, o lo sciabordio del mare, e nei giorni di clausura forzata sai che lacrime…); o «Alexa, dimmi una barzelletta sulla scienza» (no, ti prego, proprio in questi giorni, no…!)

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Vittorio Sammarco

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