A chi dare ascolto?

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Che sia un maestro di comunicazione scientifica si sa, anche senza contare i suoi 38 libri e le sue dodici lauree honoris causa. La sua lezione su come si trattano la scienza e la medicina dovendo divulgarle al grande pubblico è attualissima in tempi di emergenza Coronavirus. Aiuta a orientarsi e a capire di chi fidarsi.

«Ero un giovane cronista a Torino», racconta ripescando nella sua lunga memoria. «Alla radio c’era una riunione in collegamento con tutte le sedi per decidere i servizi. Eravamo nel 1952-1953. Un collega da Genova, dove si facevano navi, disse: “Abbiamo un varo”. Il caporedattore replicò: “Te l’ho già detto, il varo interessa solo se va male”. Ho capito lì che funzionano i temi a emotività forte. In generale posso dire che l’istinto della curiosità muove il mondo. Anni fa si fece un esperimento con una scimmia, che in un ambiente chiuso poteva aprire una finestrella percorsa da una lieve scossa elettrica: la curiosità di vedere fuori era più forte del fastidio. E anche noi siamo un po’ così». Da divulgatore scientifico, però, è contrario al sensazionalismo. Sostiene da sempre la razionalità e il rigore, non senza qualche fastidio: «Sono stato anche denunciato, ottenendo dal giudice la ragione, perché sulla scienza non ho fatto par condicio, né ho dato vetrina a pareri isolati.

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di Elisa Chiari

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