Lezioni di legalità per adolescenti

Spesso i teenager ignorano le leggi e finiscono nei guai. Perciò un magistrato ha ideato un manuale che parla di internet, droghe, bullismo. Con il contributo di personaggi noti ai ragazzi.

Prendete un adolescente, ditegli la frase «le regole si rispettano» e lo vedrete sbuffare. Nove volte su dieci. È l’età, certo: se non si è ribelli durante l’adolescenza, quando? Eppure spesso il mancato rispetto delle norme, che i ragazzi scambiano per legittima ribellione, non è altro che ignoranza delle regole stesse. Che li può condurre a conseguenze di vario tipo, anche molto gravi. Per questo un gruppo di esperti di giurisprudenza ha pensato di scrivere un manuale per aiutare i giovanissimi non solo a conoscere le norme, ma soprattutto a capire che queste ultime non servono a limitarli, ma a proteggerli. Si chiama Leggi qui. Guida galattica (e)norme per adolescenti (Mondadori, € 20) ed è una guida nel vero senso della parola, come i binari sui quali corrono treni e tram, che quando deragliano portano guai.
L’idea di un libro che fornisse ai ragazzi una bussola in quest’ambito è venuta qualche anno fa a un magistrato, Giacomo Ebner, responsabile del settore legalità dell’Associazione nazionale magistrati, guardando i suoi figli. Era il 2018 e, come spiega Silvia Melandri, avvocato del Foro di Roma e curatrice del volume, insieme a Ester di Napoli e Roberto Maltoni, Ebner «si occupava di reati commessi da adolescenti: a un certo punto le tematiche di magistrato sono diventate tematiche di padre». Ha quindi coinvolto i colleghi, i quali, consci dell’abisso che spesso c’è tra i giovanissimi e i codici, hanno accolto con entusiasmo il progetto. E oggi è arrivato sugli scaffali delle librerie questo manuale, concepito, come fa notare Melandri, «per far nascere domande».
E sono proprio le domande il punto cruciale. Ci sono ragazzi che purtroppo nella illegalità sono cresciuti e la vivono come l’unico mondo possibile. Ce ne sono altri che commettono errori per mancata conoscenza delle conseguenze (ma la legge, si sa, non ammette ignoranza). Alla base di entrambe le situazioni due equivoci: la confusione tra prassi e legge e l’inconsapevolezza della gravità di alcuni gesti. 
«Durante una giornata della legalità organizzata per i licei di Viterbo alla quale abbiamo partecipato, abbiamo notato che i ragazzi ponevano interrogativi per noi sconcertanti», racconta Melandri. «Ci siamo resi conto che erano totalmente all’oscuro di cose che noi davamo per scontato sapessero. Per esempio, come comportarsi quando ti ferma la polizia, cosa succede quando invii un’immagine su internet, cosa vuol dire “truccare” il motorino. E poi abbiamo constatato che fanno anche una gran confusione tra regola non scritta, vale a dire la consuetudine, il “così fan tutti” che non ha conseguenze, e la norma di legge, che invece ha conseguenze e pure gravi». 

Il seguito sulla rivista.

di Annalisa Misceo

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