Oltre la neve, verso la neve

Dalle ciaspole al nordic walking, fino al trekking sui sentieri. La montagna innevata chiama a un incontro profondo, dove il contatto con la natura assume i colori dello stare bene con sé stessi e con il mondo circostante.

Forse questo articolo non piacerà a chi, una volta arrivato in una località di montagna, non perde tempo e indossa subito scarponi, tuta, occhiali, berretto, guanti e gli adorati sci. Pochi gesti, poche parole, fretta di guadagnare tempo. E perdersi tra le piste in mezzo ad altre migliaia di sciatori, qualcuno, ahimè, anche improvvisato. 
Sì, perché lo sci (per carità, bellissimo e divertentissimo) mal si presta a un racconto che fa della montagna, della sua solitudine e delle sue asprezze, e soprattutto della sua sobrietà, l’amante segreta per un inverno dove la neve è altro, ossigeno puro, rigenerazione dello spirito, pausa dell’anima, rispetto dell’ambiente.
La neve oltre lo sci, dal quale, ovviamente, non è così semplice allontanarsi, visto che ogni regione, specie quelle del Nord Italia, concentra la gran parte dell’offerta turistica invernale proprio sullo sci e sulle molteplici attività parallele. Ma lo sguardo è altrove. Dove forse c’è meno affollamento di gente, dove la natura è rispettata e dove il nostro approccio montanaro diventa una carezza all’amante prediletta. Niente caos, niente file, niente cellulari, niente finti rifugi in quota che sono ormai diventati ristoranti noti, soprattutto per il costo.
La montagna ci chiama a un incontro personale, profondo, perfino freddo, dove il contatto con la natura assume i colori dello stare bene con sé stessi e con il mondo circostante. La montagna ci sfida a fare silenzio, a guardarla dal suo lato migliore, a stare bene attenti a dove mettere i piedi, soprattutto d’inverno. Perché se li metti male e stai facendo un fuoripista, la montagna ti punisce. Inesorabilmente. 
Ci proviamo, allora?

Il seguito sulla rivista.

di Gianni Di Santo

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