«L’Europa ritrovi le radici cristiane»

Durante il viaggio apostolico dello scorso settembre in Ungheria e in Slovacchia, papa Francesco ha ribadito la necessità di riportare al centro della nostra storia l’accoglienza, la solidarietà e l’integrazione.

Papa Francesco ha scelto Budapest, dove ha chiuso il 52° Congresso eucaristico internazionale, e la Slovacchia per rivolgere il suo appello al Vecchio continente. Dal 12 al 15 settembre Bergoglio ha, infatti, compiuto il suo 34° viaggio apostolico, il primo dopo l’intervento chirurgico al colon del 4 luglio scorso.
In Ungheria il Papa ha denunciato la «minaccia dell’antisemitismo, che ancora serpeggia in Europa e altrove. È una miccia che va spenta e il miglior modo per disinnescarla è lavorare insieme, è promuovere la fraternità. Il ponte ci istruisce ancora: esso è sorretto da grandi catene, formate da tanti anelli. Siamo noi questi anelli e ogni anello è fondamentale: perciò non possiamo più vivere nel sospetto e nell’ignoranza, distanti e discordi». Un appello rivolto in particolare a tutti i leader religiosi del Paese. In un clima sereno si è poi svolto l’atteso incontro con il primo ministro sovranista ungherese, Viktor Orban. Tra i vari argomenti affrontati, come ha precisato il Vaticano, ci sono stati il ruolo della Chiesa cattolica nel Paese, l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, la difesa e la promozione della famiglia. Non si è parlato, invece, di migranti, un tema scottante per le politiche di Orban, totalmente opposte agli appelli all’accoglienza del Papa.
Incontrando in Slovacchia le autorità del Paese, Francesco ha sottolineato che «è di fraternità che abbiamo bisogno per promuovere un’integrazione sempre più necessaria. Essa urge ora, in un momento nel quale, dopo durissimi mesi di pandemia, si prospetta, insieme a molte difficoltà, una sospirata ripartenza economica, favorita dai piani di ripresa dell’Unione europea.

Il resto sulla rivista.

di Francesco Antonio Grana

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