Se torniamo alla legge della giungla

È incredibile, e fa male, sentire che i primi a parlare di dittatura sanitaria e di libertà siano proprio quelli che la negano agli altri.

Persone incapaci di autodisciplina, di responsabilità, di cura, di attenzione all’altro urlano, per strada e sui social, il loro diritto a fare quello che vogliono. «Se hai paura stai a casa», è una delle frasi ricorrenti. E poi quando si fa loro notare che mettono a rischio le persone più fragili, rispondono, in modo agghiacciante, che «anche in natura i più deboli soccombono». Anni e anni di civiltà, studio ed evoluzione, per tornare, di fatto, alla legge della giungla. Dove il più forte detta legge e sopravvive e gli altri possono solo sperare di non cadere nelle sue grinfie. È bastato che il ministro della Salute Roberto Speranza accennasse al divieto delle feste in famiglia per scatenargli contro i peggiori insulti. Come se non fosse la raccomandazione, rispettosa, di chi ha responsabilità di Governo a una popolazione che rischia la sua salute, ma invece chissà quale cattiveria e atto di intimidazione. E poi tutti a scoprirsi esperti di statistica, di epidemiologia, di ricerche di laboratorio. Per arrivare, in base a dati che neppure il mondo scientifico ha ancora così chiari, a imporre agli altri i propri comportamenti. Dimenticando gli oltre 36 mila morti, le loro famiglie, dimenticando che tutti noi siamo ancora esposti al rischio, alla morte, alla perdita.

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Annachiara Valle

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