Educarsi alla speranza

In questo periodo in cui sembra tornare la paura,  lo psichiatra Borgna invita a non farci opprimere dal nostro triste presente.

L’estate si è conclusa con un bollettino preoccupante di nuovi contagi. Si riaprono reparti ospedalieri che speravamo di poter smantellare, la parola lockdown con il suo seguito di cattive notizie è ricomparsa. C’è di nuovo paura accompagnata da una sensazione di vuoto, d’impotenza, a tratti di disperazione. In questo clima che si appiccica sulla pelle come una fuliggine, ho trovato un po’ di conforto in un piccolo e luminoso libro di Eugenio Borgna, lo psichiatra novantenne che ha attraversato gli abissi della “follia”, mano nella mano, occhi negli occhi dei suoi pazienti, abitando la profondità della loro disperazione. Un percorso umano e professionale che ha ispirato i suoi tanti libri, la sua recente, commovente autobiografia Il fiume della vita (edizioni Feltrinelli, pp. 192, € 15,20) e ora questo volumetto, Speranza e disperazione (edizioni Einaudi pp. 120, € 11,40): un inno alla possibilità che tutti abbiamo di non cadere in ostaggio della paura, di trasferirci in quell’oltre temporale e trascendente che ci restituisce la passione della vita e i suoi significati più profondi. Scrive Borgna: «Nel contesto storico e culturale del nostro tempo crescono e dilagano forme diverse di paura, sempre più estese e sempre più dolorose; e da fenomeno individuale la paura si trasforma in fenomeno sociale…la risposta emozionale alla paura è quella di ripiegarsi in se stessi, e di allontanarsi dalle relazioni con le persone e con il mondo della vita, naufragando in una solitudine che sconfina nel gorgo dell’indifferenza ai valori della solidarietà, e nel deserto dell’amore e della speranza».

Il seguito sulla rivista

Mariapia Bonanate

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